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Intervista a Graziano Galàtone
Il materiale sottostante è di esclusiva
assoluta di Musicalmente ed è vietata la riproduzione anche
parziale se non su concessione dello Staff dell'Associazione.
3 aprile 2004
Genova, tra una
replica e l’altra della Tosca.
Attendiamo
Graziano Galàtone. Hall del solito, signorile albergo.
Graziano arriva
con una mezz’ora di ritardo sull’appuntamento. Lo avevamo messo in
conto: sono le due del pomeriggio e si sa che per la gente di
spettacolo non è l’orario migliore.
Arriva e ci
abbraccia con trasporto. Graziano e Andrea, una delle voci di punta
di Musicalmente, si conoscono bene ormai.
‘Ragazzi scusate
se vi ho fatto aspettare. Un caffè?’
‘No, grazie, ma
aspettiamo se credi. E’ che dopo abbiamo le prove dello spettacolo e
il tempo è un po’ tiranno...’
Strana situazione
davvero, dove gli intervistatori hanno fretta perché sono anche
performers di musical e la compagnia li aspetta per le prove del
sabato. Ma Musicalmente è bello anche perché ognuno fa quel che non
è. Io ballo e canto, ma sono un giornalista.
Graziano si siede.
‘Dai, lo prendo dopo, il caffè’
Allora torno
giornalista. Iniziamo.
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Graziano Galàtone
e il musical
L’ho conosciuto
per caso. Io provengono da altre esperienze, ho fatto il
percussionista, il timpanista d’orchestra. Mi sono occupato di
musica popolare, e quando mi hanno scelto per Febo in Notre Dame de
Paris, suonavo pizziche e tarantelle, la musica delle mie terre.
NDP, tuttavia,
non è stata la mia prima finestra sul musical. Partecipai a ‘Caino e
Abele’, un bellissimo musical firmato da Tony Cucchiara di cui si è
persa un po’ la memoria. Nel 2000 avrei dovuto interpretare la parte
di Pilato ne “L’Evangelio” di Guido Cataldo e, in seguito, avrei
dovuto essere il bandito Giuliano nell’omonimo musical: ma entrambe
le produzioni morirono in corso d’opera e questi insuccessi mi
allontanarono dal mondo del musical, quasi senza speranza. Fino al
giorno in cui un’amica mi spinse a presentarmi per la parte di Febo
in NDP.
Decisi di
vivere questo provino come la mia ultima occasione: Febo dovevo
essere io; in caso contrario, avrei lasciato perdere questo filone
di attività. Per superare una selezione da tremila aspiranti devi
davvero crederci. Del resto questo è un mestiere che non si fa senza
fiducia in sé stessi. Quanto al musical come genere, trovo che
anch’esso sia a suo modo una forma di musica popolare, in quanto
capace di parlare al grande pubblico con una infinita varietà di
registri. Ma, rispetto alla sua storia, oggi intravedo un rischio:
il pericolo di una sua industrializzazione, che insegue la quantità
e la redditività a scapito della qualità e della serietà delle
produzioni. Penso soprattutto ai giovani. E’ giusto farli lavorare
ma è più giusto farli lavorare bene. Io ho avuto fortuna: alla fine
è arrivato NDP che è un prodotto perfetto, serissimo e ricco di ogni
professionalità. NDP è stato come una madre per tutti noi e ha
riaperto la via del musical in Italia. Altre esperienze, anche
recenti, hanno dimostrato al contrario tutta la loro fragilità e il
dramma è che coinvolgono nel loro insuccesso le prospettive di
lavoro e di carriera dei giovani protagonisti.
Nel nostro
mestiere, oggi, è fin troppo facile salire mentre è difficile
riprenderti, se rimani schiacciato dagli insuccessi”.
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Galàtone-Febo-Cavaradossi.
Graziano e il ruolo del “bello”
Due ruoli
piuttosto diversi, in realtà. Febo è un personaggio quadrato, un
soldato piuttosto borioso e antipatico, un seduttore con la faccia
da ‘piacione’. Ricordo con divertimento il commento di una signora
che, dopo lo spettacolo, mi avvicinò fuori dal camerino e mi disse
fuori dai denti: ‘Lei è uno stronzo!’.
‘Incertezze’ del
mestiere.
Cavaradossi più che ‘il bello’ è ‘il buono’ della
situazione. E’ un pittore figlio di papà, a cui sembrano importare
solo l’amore e l’ozio e che invece alla fine mette a nudo la bontà
dei suoi fondamenti e il coraggio di seguire fino all’estremo le
idee di libertà e giustizia. Cavaradossi è un personaggio che
appartiene alla letteratura operistica più alta. Per capire questo
ruolo ho studiato l’opera pucciniana e il precedente di Sardou, ho
letto libri che ne approfondiscono la psicologia. Non importa se sei
il Cavaradossi di Puccini o di Dalla: Mario vive una vita sua, tanto
affascinante da sfuggire ai suoi stessi autori. Essere Cavaradossi è
stata per me una grandissima soddisfazione.
Galàtone e Cocciante, Galatone e Dalla
Due grandi professionisti, ma diversissimi. Riccardo
mi ha insegnato a rispettare la parte, a capire perché quel
personaggio è stato concepito così e si comporta in quella
determinata maniera. E’ stato un rapporto formativo, un momento di
alta scuola. Lucio, all’opposto, ti chiede di fare del personaggio
quello che vuoi, ti offre la base e poi dice ‘divertiti’. E’ una
richiesta registica assolutamente impegnativa per un attore, una
libertà quasi eccessiva in cui devi saper trovare il tuo modo di
stare, la tua chiave di lettura. Quindi anche il rapporto con Dalla
mi sta insegnando molto.
In un certo senso le due cose sono collegate: solo se
prima hai affrontato le esigenze di Riccardo sei in grado in seguito
di soddisfare le aspettative di Lucio. Come farti capire... usando
un paragone pittorico, Cocciante è un ritratto, costruito sulle
regole della più stretta verosimiglianza; Dalla è un Picasso, in
cui ogni elemento gioca con la materia. Lucio gioca con la musica.
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Galatone e il successo
Si schernisce ma subito ci ripensa...
Beh, sì, penso di essere ormai una persona di
successo e spero che continui. Mi piace e mi diverte. E tuttavia
temo questa situazione, quasi mi auguro che non assuma proporzioni
più grandi. Il problema è che il successo e in genere questo tipo di
lavoro ti staccano dalla famiglia e dalle persone che ami, ti
circondano per lunghi periodi di persone con cui hai rapporti
professionali e poco più. Con alcuni stringi amicizia, con altri ti
saluti appena; comunque sono rapporti a tempo, che nella maggior
parte dei casi fanno fatica ad attecchire. Come tutti, io ho bisogno
degli affetti autentici, per cui a volte tendo ad isolarmi, a
staccare la spina per ricondurmi a casa. C’è chi, a volte, mi
rimprovera di ‘tirarmela’. Penso che si possa interpretare anche
così un certo mio atteggiamento riservato e distaccato.
Galatone e ciò che conta nella vita
Ti ripeto: la famiglia. E poi avere un
punto fermo, un luogo fisico, una piccola casa dove raccogliere
tutto ciò che mi piace e mi parla, mi appartiene. Canzoni, foto,
ricette della mia terra, cose normali. Una casa che mi accolga e
accolga gli altri. Poi certo c’è il lavoro, la musica. Ma, se mi
permetti, come mi disse Renato Carosone, la musica è puttana, può
farti soffrire in ogni momento se non sai come starle accanto.
Rischi di farti del male se diventa valore assoluto.
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‘Perfetto,
Graziano, mi sembra che basti. Ora hai tempo per un caffè. Sembri
stanco’
‘La Tosca è molto
impegnativa, ha passaggi davvero molto difficili. Che ovviamente
danno grande soddisfazione ma stremano. La mattina in genere non
parlo, per recuperare la voce’
‘Allora grazie una
volta di più per aver trovato il tempo di parlare con Musicalmente’
‘E’ stato un
piacere. Buone prove... fate qualcosa della Tosca?’
‘Ancora troppo
presto... ma gli anni prossimi, chissà...’
testo Mirco
Mazzoli
foto Andrea
Parisi |
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